A NOI, FIGLI DI PIAZZA LOGGIA 1974, NON STA PIÙ BENE

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A pochi sembra interessare, ma quell’entità politica mal definita che si chiama Europa è da tempo intraprendente sul piano internazionale, con obiettivi e metodi non sempre limpidi.

La crisi in Ucraina ne è un esempio.

E’ qui che notiamo con viva preoccupazione come siamo da tempo avviati su di un piano inclinato che ci conduce sempre più  lontano da quelli che furono gli ideali raggiunti durante la seconda guerra mondiale e che diedero inizio alla grande stagione delle democrazie.

Si è cominciato con l’identificazione prima lenta e strisciante, poi esplicita, della democrazia col libero mercato.

Da lì si è poi passati, naturalmente e necessariamente diremmo noi, all’anticomunismo per giungere infine all’accantonamento, progressivamente sempre più evidente, dell’antifascismo sotto gli slogan della ‘rappacificazione’ o delle giornate della ‘memoria’.

Di tutto questo nei contenuti della vittoria del ’45 non vi è traccia, quale che sia il fronte di quella guerra, occidentale od orientale,  che prendiamo in considerazione.

L’esito trionfante delle destre nazionaliste nelle recenti elezioni in Francia, e non solo,  è triste testimonianza di questa balbuzie valoriale.

Il risultato pratico più evidente di questi giorni, risultato già preannunciato in precedenti ‘crisi’ europee e, a questo punto, risultato solo apparentemente paradossale, è proprio Piazza Maidan di Kiev nella ‘crisi’ ucraina.

Tre sono i fattori che hanno agito in quella piazza: il ‘popolo’ che chiedeva l’ingresso in Europa, i nazifascisti ucraini che gestivano, o pensavano di gestire la piazza, cecchini allevati con cura nei canili della Nato (notizia verificata), che dagli edifici circostanti sparavano sulla folla e sulla polizia generando  150 morti, forte  tensione  e infine la rivolta ed il rovesciamento del governo legittimamente eletto, mentre ad ebrei e comunisti viene consigliato di espatriare.

Certo il piatto per l’Europa e gli Stati Uniti è succulento, l’allargamento ad est dei confini dell’Europa stessa e della Nato, ma è tanto succulento da aver spinto qualcuno ad un risiko irresponsabile e senza scrupoli?  Ai lettori e al mondo dell’informazione la risposta, purtroppo  noi, con le notizie trapelate sino ad oggi, dubbi non ne abbiamo.

Vien da chiedersi che cosa mai avranno inteso russi ed ucraini quando noi gli si insegna democrazia con tali linguaggi ed esempi .

 A segnalare che seguendo questo malaugurato piano inclinato, siamo giunti ad una sorta di punto di non ritorno c’è anche che dall’altra ‘parte’, tra i russofoni ucraini  e i russi di Putin, popolazioni certamente non più comuniste, sventolano però le bandiere non solo del nazionalismo ma anche altre, quelle dell’antifascismo, bandiere che dovrebbero essere le nostre.

Volenti o nolenti siamo di fronte a un bivio e di fronte ad una scelta, o, meglio, una serie di scelte; la prima : farsi rappresentare dai cecchini di piazza Maidan o dalle bandiere dell’antifascismo?  Quesito, questo, che non va inteso come una provocazione perché il dato reale è che queste bande da troppo tempo vengono addestrate a portare il verbo democratico con la violenza e la sopraffazione e lo fanno in nostro nome. A noi, figli di piazza Loggia 1974, non sta più bene.

La seconda: quanto, di fatto, dobbiamo considerare democratica un’Europa che soffia sul fuoco dei nazionalismi generando essa stessa un nuovo nazionalismo, quello europeo, che vero nazionalismo è a tutti gli effetti, cresciuto nell’ingiustizia sociale e intriso ormai solo di appartenenza territoriale e di un morente senso della pace e del diritto internazionale?

Non stupiamoci, viviamo in una realtà, quella italiana, dove il presidente del consiglio non fa passare giorno senza esternare il suo fastidio per senato, sindacati, provincie, parlamento, fastidiose palle al piede per il suo decisionismo capriccioso.

Buon 25 aprile a tutti.

Lamberto Lombardi

Segretario Provinciale Pdci

Federazione di Brescia

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