TRASPORTO FERROVIARIO LOMBARDO CRONACA DI UN DISAGIO PERPETUO.

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa cronaca di un disagio che ormai va avanti da lungo tempo, troppo spesso si susseguono disagi ora provocati da guasti, ora da incidenti.

Il sistema ferroviario lombardo, come quelli di tutte le regioni d’Italia,  è stato sacrificato sull’altare della privatizzazione e dei tagli indiscriminati. Nel nostro paese a fronte dell’investimento di decine di miliardi di euro per l’alta velocità, non si fa nulla per il sistema dei trasporti per i pendolari affidato ad una SPA.

PCI Federazione Varese

TRASPORTO FERROVIARIO LOMBARDO CRONACA DI UN DISAGIO PERPETUO.

Come ogni sera, il pendolare medio cerca di correre sul primo treno possibile, per tornare a casa dalla famiglia e riposare.
Talvolta, anzi ormai fin troppo spesso, questi bei progetti vanno in fumo.
Ieri, a distanza di circa una settimana dagli ultimi disagi sulla nostra tratta ferroviaria, abbiamo vissuto un’altra serata da incubo.
La cronaca della vicenda che mi impegno a riportare, non vuole andare ad analizzare la possibilità di una prevenzione per questi investimenti, volontari o meno, quanto piuttosto fare un quadro generale su quella che è la risposta di Trenord, Trenitalia e RFI nelle situazioni di criticità estrema (ormai drammaticamente frequenti, quasi costanti), ribadendo le condoglianze alla famiglia della vittima e la vicinanza a chiunque sia stato coinvolto in questa tragedia.
Chiusa una premessa fin troppo lunga, giungo ai fatti.

20 novembre 2018, sono le 18.32 salgo sul treno 5328, un Porto Ceresio, partito in orario da Garibaldi. Il viaggio, come sempre, è quello tipico degli orari di punta, in modalità“ scatola di sardine”, ma grazie al cielo, dico tra me, sono riuscita a sedermi e per giunta con una cara amica. Passiamo Rho Fiera, accumulando i canonici “quasi 10 minuti di ritardo”, ma si viaggia senza intoppi, fa solo eccessivamente caldo, ma tutti speriamo che questa sauna indesiderata finisca presto.
Alle 19 circa ci fermiamo a metà tra Vanzago e Parabiago, passano 10 minuti e qualcuno di noi legge su FB che c’è stato un investimento (proprio a Parabiago) da parte del treno 2140, quello a noi precedente, che giungeva da Centrale. Dopo altri 10 minuti il capotreno ci comunica della disgrazia, prospettando ritardi imprecisati (fino a 120 minuti) per l’intervento dell’autorità giudiziaria. Passa un’ora, lo stesso annuncio non ci dà maggiori informazioni, siamo ancora fermi nella campagne, stipati e impossibilitati a giungere in una stazione.
Ad un certo punto, sulla mia carrozza, rischia di verificarsi “un dramma nel dramma”, poiché stando così stipati, qualcuno si sente male. Non si riesce a fargli spazio intorno, ma si riesce a trovare un medico a bordo e la situazione a poco a poco si tranquillizza. Nel frattempo, nessuno passa a darci informazioni e dalle altre carrozze giunge voce che non vi sia alcuna risposta dagli interfoni di emergenza.
Ore 20.40, parte l’ennesimo annuncio e questa volta ci viene detto che verremo (forse) arretrati a Vanzago. Ci muoviamo circa mezzora dopo e giungiamo in stazione alle 21.15.
Una volta scaricati sul binario, se ne lavano le mani e ci lasciano senza informazioni, eccezion fatta per i tabelloni che riportano cancellazioni e ritardi fino a 65 minuti ( a partire da quando poi, non è dato saperlo).
In questa situazione, ci siamo arrangiati per spirito di sopravvivenza e, dopo aver capito che nessuno ci avrebbe più dato risposte certe, abbiamo tutti cercato un’alternativa per tornare a casa.
Alcuni di noi trovano un passaggio e altri chiamano un taxi, cercando di dividerlo per non spendere lo stipendio intero.
Tra una cosa e l’altra, prima delle 22.30/23.00 nessuno è riuscito a rientrare e qualcuno, che per necessità ha dovuto aspettare un treno (agibile), ha fatto notte su quella benedetta tratta.
Le vicende narrate sono un chiaro esempio del fatto che qualcosa non funzioni. Si denotano in ordine: una mancanza di organizzazione del trasporto ferroviario lombardo, un servizio imbarazzante e una viscerale incapacità di fornire informazioni in tempi umani.
Le disgrazie possono capitare, ma la tutela degli utenti passa anche da una comunicazione chiara e onesta. Come ogni volta, i pendolari sono stati trattati “da chi di competenza” (i gestori della tratta sono vari) come pacchi non senzienti, ai quali non è necessario dare spiegazioni e ai quali sembra non sia dovuto mai nulla, nemmeno un trattamento civile.

Tatiana Bossi

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