Gallarate: NATALE CON LE RUSPE

26 DICEMBRE LO SGOMBERONatale con le ruspe

Di Ennio Melandri della segreteria provinciale PCI Varese

Gallarate è nell’occhio del ciclone. Da quest’estate tutta l’azione amministrativa e l’attenzione mediatica, locale e nazionale, ruotano attorno allo sgombero di un campo nomadi, i Sinti. Uno sgombero che viene da lontano, almeno sei mesi, e che è stato effettivamente realizzato in questi ultimi giorni. Molti hanno detto la loro, pro e contro, più o meno a caldo. Lo facciamo anche noi, con una riflessione articolata, a bocce ferme, esprimendo una valutazione politica e fornendo un’informazione ragionata che speriamo utile per chi ci legge.

Il 6 dicembre

Nelle intenzioni del sindaco leghista Andrea Cassani Il 6 dicembre è destinato a diventare una data memorabile nella storia di Gallarate. Lo ha affermato con convinzione quando le ruspe stavano ancora radendo al suolo ciò che restava ancora dello sgombero del campo sinti, una piccola chiesa evangelica costruita abusivamente.
Gallarate può diventare un caso apripista per interventi simili in altre parti d’Italia, ha detto, molti stentavano a crederlo possibile, invece ce l’abbiamo fatta.
Un’impresa titanica quindi, che ha ricevuto il plauso ufficiale di Salvini su facebook. E’ finita la pacchia, è stata la dichiarazione ufficiale del ministro dell’interno.

Ma chi sono i Sinti?

Sono i discendenti di una popolazione nomade di origine indiana, cristiani, da generazioni presenti in Lombardia e nel Gallaratese. La comunità di cui si parla in questi giorni è fatta di cittadini gallaratesi, riconosciuti come tali negli anni Ottanta: l’allora sindaco Di Lella li domiciliò simbolicamente in Via Verdi 1, la sede del Municipio. Nel 2007 il Comune, giunta Mucci (FI), allestì frettolosamente il campo in Via Lazzaretto, dopo che la soluzione individuata ai limiti del comune di Cardano era stata osteggiata dalla popolazione locale.

Il campo di Via Lazzaretto

Quando il Comune ci ha messi qui nel 2007 ci ha assicurato che quel terreno sarebbe stato nostro per sempre, dicono i Sinti. E lì sono rimasti, nomadi però stanziali, cittadini gallaratesi a tutti gli effetti.
Su quell’area, in aperta campagna, hanno costruito i loro servizi, aggiunto gabbiotti alle roulottes, perfino una piccola chiesa. Poi il Comune ha cambiato le carte in tavola, nel 2011, anno di elezioni, probabilmente per ragioni di immagine politica: non c’era niente di scritto che confermasse le assicurazioni verbali.
La giunta Guenzani ci ha dormito sopra per cinque anni ed infine è arrivato Cassani: è un campo nomadi abusivo, per altro di gente ricca, con tanto di ville e piscine; verrà raso al suolo con le ruspe. Dove governa la Lega si fa così, ha detto. Salvini ha confermato.

A chi davano fastidio?

A nessuno. Il posto era isolato, ben tenuto, un campeggio invernale l’avrebbe definito un visitatore ignaro. La casa più vicina era a centinaia di metri. Un giornale locale online ha fatto un sondaggio con la semplice domanda “E’ giusto sgombrare il campo nomadi di Gallarate?”. Dei 1761 lettori che hanno risposto il 64,11% si è pronunciato contro lo sgombero, il 35,89 a favore.
Perché allora demonizzare i Sinti, adducendo ragioni di sicurezza e legalità?

L’Amministrazione Cassani.

E’ un’amministrazione di destra, fatta da 6 consiglieri comunali della Lega, 5 di Forza Italia, 1 di Fratelli d’Italia, 3 di un gruppo misto che sostiene Cassani. L’opposizione è rappresentata dal PD e da Città è Vita.
Non ci sono i Cinque Stelle, che due anni fa, per divergenze interne non ebbero la forza di presentare una loro lista alle elezioni comunali. E’ evidentemente un’anomalia non indifferente rispetto al quadro politico nazionale, per cui a livello locale la linea del governo Salvini-Di Maio è ufficialmente fatta propria dalla sola Lega.
La vicenda Sinti, accendendo i riflettori nazionali su Gallarate, potrebbe avere determinato frizioni nella maggioranza anomala di Gallarate. Cassani ha sempre messo le mani avanti raccontando che tutti sono d’accordo nel ripristinare la legalità, anche se ci sono sensibilità diverse.
Ma pochi giorni fa, il 12 dicembre, la Lega di Gallarate si sente in dovere di far quadrato con un comunicato attorno al suo sindaco. Dopo 15 giorni di polemiche pubbliche, è un ritardo carico di significati da interpretare. Dopo le prevedibili accuse di strumentalizzazione verso gli oppositori che avrebbe cercato un palcoscenico, il comunicato sembra puntare il dito contro gli alleati di giunta: la sentenza di sfratto è stata emessa nel 2011 ma l’illegalità persiste dal 2009 (giunta Mucci).

Lo sgombero.

Dall’indomani dell’ approvazione del decreto sicurezza di Salvini, la prospettiva delle ruspe diventa sempre più imminente: dal 23 novembre ogni giorno è buono per dar seguito all’ordinanza di demolizione con l’impiego della forza pubblica.
Le Associazioni operanti nel territorio si oppongono: aiuti arrivano dalla Caritas e dalle Acli. Si raccoglie materiale per i bambini, chi porta qualcosa da mangiare, chi dà un sostegno psicologico agli anziani e ai più piccoli, radunati nella chiesetta e assistiti dalla Croce Rossa. Per il sindaco le decine di associazioni che si sono opposte allo sgombero lo hanno fatto solo per fare un attacco strumentale. Tutti bravi a chiacchierare ma niente all’atto pratico. Non a caso un paio di mesi fa aveva indirizzato loro una lettera: non parole ma fatti, aveva scritto, se siete così sensibili, perché non li accogliete a casa vostra?

Il dispiegamento di forze.

100 uomini della forza pubblica impiegati, un dispiegamento di forze e di mezzi mai visto per sgombrare un’ottantina di persone. Reparto celere di Milano, vigili del fuoco, Croce rossa, reparto speciale di intervento. Il sindaco e gli assessori non si sono fatti vedere, forse delusi di non trovare le ville e le piscine della propaganda legista. Diverse roulottes e case mobili sono stati spostati e trasferiti in terreni privati di conoscenti e parenti. La prima notte la tendopoli messa a disposizione dalla Croce Rossa è rimasta deserta. Per altro a Madonna in Campagna il clima è teso, nessuno vuole i sinti anche se la tendopoli è allestita per bambini e over 65 per un massimo di trenta giorni. Poi vi è entrata una sola famiglia, la stessa che aveva chiesto di entrare in lista per ottenere una casa popolare.

La risposta civile e pacifica dei Sinti.

All’avvocato Romano e ai Sinti va il merito di aver lavorato per evitare che la situazione di disagio evolvesse in reazioni ingestibili. Mai si darà una risposta con atti di violenza o contrari al rispetto del principio di legalità, ha sempre assicurato, non vogliamo piazzate, è la ragione del diritto a essere dalla nostra parte.
Lo stesso questore si è complimentato con lui e con la comunità per la calma mantenuta. Un comportamento esemplare, gli è stato riconosciuto, con la forza e con la lingua lunga non si va da nessuna parte.

Il fallimento dell’arbitrato in Prefettura

Il 30 novembre in Prefettura a Varese si è deciso di contattare la Regione per avere accesso ai fondi strutturali europei per favorire l’inclusione dei Sinti (7,7 miliardi di euro sono a disposizione dell’Italia per l’inclusione di rom, sinti e camminanti). Tuttavia dopo l’incontro Cassani ha disatteso l’impegno. Sono procedure che viaggiano al di sopra di noi, si è giustificato, ci è stato riferito che i fondi non sono disponibili se non passano da bandi pubblici. L’Associazione dei Rom nazione ha insistito chiedendo al Comune di Gallarate di convocare un tavolo con le autorità regionali per programmare nuovi bandi. Non è competenza comunale convocare questi tavoli, è stata la risposta.

La sera dell’accensione dell’albero

Per l’accensione dell’albero di natale sabato 1 dicembre c’era tanta gente in Piazza libertà. Anche i Sinti, come cittadini gallaratesi, partecipavano alla festa. Al gruppo delle autorità si sono avvicinati il capo del campo e i bambini per fare gli auguri al sindaco, visibilmente imbarazzato.
Occorrerebbe un gesto di umanità, si diceva, almeno per i 40 minori, permettere loro di trascorrere un natale sereno. Almeno prorogare lo sgombero al 10 gennaio per motivi umanitari, abbattendo solo quella parte degli immobili che risultano abusivi. Niente da fare.

Dalla non tendopoli all’albergo di Somma Lombardo.

Fallita la soluzione tendopoli, dopo una breve ricognizione tra gli alberghi della zona, l’Amministrazione comunale di Gallarate, in fretta e furia, fa un accordo con un hotel di Somma. Questa è la comunicazione ufficiale del Comune di Gallarate: 69 il numero dei Sinti, dal 30 novembre all’8 gennaio, con camera colazione e cena. Camera da 50 a 75 euro (se singole doppie o triple) e cena da 20 euro. Costo da 134.500 a 148.000.
Il sindaco di Somma protesta formalmente di non essere stato messo al corrente del trasferimento. E’ preoccupato in particolare per i 18 bambini che frequentano le scuole dell’obbligo a Gallarate: consentire loro di tornare a scuola significherebbe ristabilire un piccolo spazio di normalità.
Dopo due giorni di soggiorno, il sindaco Cassani, forse rendendosi conto del costo dell’operazione, comunica ai gestori dell’hotel di non servire più la cena. Per cui, si arrangino, solo i bambini e gli anziani potranno usufruire di un buono pasto giornaliero di 7 euro, fino al 30 dicembre, non oltre. La situazione si sblocca alle 21 quando il direttore dell’albergo decide di offrire un piatto di posta.

Cause legali cui il Comune deve rispondere.

A questo punto il Comune di Gallarate si trova impelagato in questioni giudiziarie con l’avvocato Romano e con l’hotel di Somma. Su due questioni: sul contratto firmato dal funzionario responsabile dei Servizi sociali che prevede un accordo di vitto e alloggio (cena compresa a spese dall’AC), e sui tempi di permanenza in hotel: Cassani parla del 30 dicembre e rifiuta l’8 gennaio, quando lo stesso il ministero degli interni (quello di Salvini) dice che sarà cura degli EELL l’individuazione soluzioni che possano permettere percorsi di inclusioni sociale delle persone in situazione di fragilità.
La prima udienza è di pochi giorni fa: venerdì 14 il Tribunale di Busto Arsizio si è riservato prendere una decisione dopo aver consultato tutta la documentazione prodotta dalle parti. Intanto qualcuno paga, non Cassani ma i contribuenti gallaratesi.

Il rifiuto del nomadismo.

Ma che senso ha tutto questo? Perché questa soluzione di forza?
Perché i Sinti sono dei diversi, hanno storie e tradizioni antiche, non si comportano come noi. Vivono in comunità aperte, fatte di nuclei familiari solidali che occupano spazi comuni. Disertano il bando per le case popolari perché non sarebbe la loro vita, mentre per il sindaco il rifiuto significa che la situazione non è emergenziale, se lo fosse non avrebbero esitato a presentare la domanda per alloggi pubblici.
Allora, se è un problema di cultura nomade, viaggino. Avere campi nomadi è una facoltà, non un obbligo per i comuni. Gallarate ha deciso di non averne più.

La garanzia della sicurezza.

Ci hanno buttati fuori dalle nostre case, non davamo fastidio a nessuno, dicono i Sinti. Noi non siamo stranieri, siamo italiani da generazioni. Altri sindaci, in altri posti d’Italia, hanno messo i Sinti nella condizione di avere dei villaggi in regola che sono dei veri gioielli. Noi questo chiediamo: rispettare le nostre tradizioni nella legalità.
Nelle prossime settimane 69 persone devono decidere cosa fare della loro vita, se continuare a dormire in hotel ma a loro spese, se prendere in affitto una casa o muoversi con una roulotte. I problemi di sicurezza, che non ci sono mai stati nel campo, potrebbero sorgere nel momento in cui decine di famiglie si troveranno a vagare senza meta. C’è il rischio di un surriscaldamento della situazione, il rischio che i Sinti stazionino in maniera errante sul territorio gallaratese, con evidente disagio per la popolazione. Allora sì che potrebbero sorgere problemi di insicurezza, e di intolleranza.
Passati i 30 giorni li tratteremo come gli altri, ribatte il sindaco. Continuano a ripetere che sono cittadini gallaratesi? Benissimo, noi ai cittadini gallaratesi non paghiamo vitto e alloggio.

Il ripristino della legalità

Rispettare le leggi a tutti i costi, leggi che devono essere uguali per tutti. E’ ormai un mantra, un atteggiamento di facciata che nasconde la brutalità di un gesto puramente propagandistico.
E vero , ci sono casi di abusi edilizi conclamati dal 2011, verande e strutture semimobili realizzate senza licenza edilizia, bollette di acqua gas e luce insolute da anni. In tutto ammontano a 17.000 euro. Allora perché rifiutarsi di sanare le situazioni irregolari, perché non concordare un rientro graduale dallo scoperto delle bollette?
Perché non si vuole. Perché una soluzione realmente legalizzata eliminerebbe la tensione e il malcontento tenuto alto dalla propaganda.

Il costo dell’operazione

Cassani minimizza: lo sgombero e il trasferimento dei Sinti in hotel per 30 giorni costerà 1,3 euro per gallaratese. Romano ipotizza 400 mila euro. Forse esagera, ma comunque il costo andrà ben oltre quanto inizialmente preventivato e dichiarato. La giunta ne ha stanziati 49.500 mila, per altro stornandoli dalla voce riparazioni ordinarie delle scuole cittadine.
Ad oggi i dati certi sono questi: dai 134.500 ai 148.000 per l’albergo, 49.000 per le spese tecniche di sgombero, 8.000 per i contributi a spostare le roulottes, più i costi di smaltimento e bonifica dell’area. Il tragitto Somma-Gallarate per i bambini dovrà essere pagato dal comune in rispetto dell’obbligo scolastico. Poi ci sono il coinvolgimento di dipendenti pubblici, un massiccio dispiegamento di polizia, carabinieri, vigili e pompieri utilizzati al di fuori delle loro abituali funzioni. Infine 500 euro per casa mobile trasferita.
Con tutti quei soldi avrebbero potuto mettere a norma il campo o costruirne uno nuovo
Il denaro pubblico sperperato costerà servizi soppressi e opere non fatte ai cittadini gallaratesi, ma il costo umano non è misurabile. Che fine faranno i 69 cittadini gallaratesi, in gran parte minori, quando dovranno uscire dall’albergo di Somma? Bambini gallaratesi perfettamente e giuridicamente riconosciuti come tali nel tessuto sociale, dai loro compagni di scuola, amici e insegnanti.
Sono cittadini di Gallarate, hanno diritto a un’alternativa allo sgombero. Altrimenti finiranno sotto i ponti in pieno inverno con tutti i bambini e gli anziani malati.

L’ombra del razzismo

Quanto è accaduto è il risultato pratico della subordinazione passiva alla politica della paura e dell’esclusione, alla logica di Salvini che dice bravo sindaco, le ruspe della legalità sono in funzione in tutto il paese.
Cassani ha voluto compiacere Salvini, ma operazioni di questo genere non si fanno con le ruspe, ma con percorsi di integrazione e con un lavoro di ricollocazione, uscendo dalla propaganda e lavorando con responsabilità.
Forse non è casuale che nei giorni dello sgombero il Tribunale di Milano abbia respinto l’ordinanza di un anno fa del sindaco Cassani che prevedeva sanzioni amministrative a tre associazioni che gestivano centri d’accoglienza che avevano che avevano presentato ricorso.
Il sospetto che resta in tutto ciò è che gli amministratori della Lega vogliono spostare il problema senza trovare una soluzione. Così, quando i poveri cristi vedranno un nemico in cui è più povero cristo di loro, i potenti si sfregheranno le mani e la democrazia entrerà in pericolo.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s