Il mondo caotico senza più utopie nel nostro centenario

Luca Rodilosso – direttore ilcomunista.it – Resp. comunicazione PCI Lombardia

fonte: https://ilcomunistaonline.wordpress.com/2021/01/30/il-mondo-caotico-senza-piu-utopie-nel-nostro-centenario/


Gli auguri per il centenario del PCI a tutti i compagni si fanno come fosse una tradizione, per affermare la coerenza di una Storia rispetto a chi la ricorda in nome dei revisionismi e degli opportunismi.
Detto questo, siccome il cambiamento, il miglioramento, il mettere e mettersi in discussione è parte dell’intelligenza umana, è anche giusto rendere onore a una Storia per quello che è stata e che, comunque e in ogni caso, da oggi in poi sarà comunque diversa, anche se animata dagli stessi ideali di giustizia e uguaglianza. L’ottusità, la liturgia fine a se stessa, non servono al comunismo del nuovo millennio, perché oggi siamo immersi, oltre che nella nuova rivoluzione tecnologica e tecnica, nell’assenza dell’utopia e nella fuga – per certi versi anche umana e legittima – da un sacrificio individuale che non è più vissuto in nome di una collettività o classe non più percepita come tale.


Dovremo muoverci su un terreno molto meno solido, oserei dire sabbioso, non statico in ogni caso, e lo dovremo fare nonostante tutto, con intelligenza, e con un paziente lavoro di ricostruzione che però consideri la molteplicità della persona, e affini l’analisi non solamente più economica e sociologica, ma anche psicologica dell’essere umano.


Altri ex compagni di viaggio – ormai separati da molto tempo – hanno invece scelto la strada di abbracciare appieno questa imperante individualità capitalistica, mantenendo l’eredità strutturale e organizzativa che è il tesoro politico di un nobile passato.
A tal proposito, pare infatti che Zingaretti abbi detto di non aver mai letto Marx Lenin e Togliatti nell’allora Fgci degli anni ’80: è ovvio che è pura menzogna nonché una ignobile frase ipocrita e di comodo, perché svendendo la propria Storia si pensa di accreditarsi presso il potere profondo euroatlantico, cosa che nel PD non hanno ancora capito dopo 30 anni, che non accadrà mai, perché faranno sempre i paggi, mai i regnanti.
Detto ciò, noi neomarxisti riusciamo benissimo a capire che quella di Zingaretti, così come le altre conversioni “sulle vie di Damasco” (molto affollate ultimamente) sono affermazioni strumentali e ipocrite anche per un altro elemento: la propaganda, l’organizzazione e la strategia del PD zingarettiano ha ancora quell’impronta leninista, purtroppo solo nella struttura, mentre i contenuti sono divenuti profondamente anticomunisti e nemmeno socialdemocratici, per certi versi.


Guardando al mondo che ci circonda, ormai dobbiamo comprendere come questo mondo dei principi non se ne fa più nulla: ad esempio Twitter e Facebook bannano Trump dopo i fatti di Capitol Hill del 6 gennaio 2021 (e al soggetto in questione gli sta bene) ma sono gli stessi che hanno favorito con certe modalità algoritmiche certe mostruosità e decadenze del dibattito pubblico nella rete web, in Europa e in Usa.
Per non parlare della censura operata dallo stesso Trump verso la Cina sui casi Huawei e Tik Tok (la figlia del presidente Huawei, Meng Wanzhou, forse la liberano tra poco dopo due anni di detenzione in Canada). Le empatie e simpatie non bastano più a comprendere e compiere scelte nel mondo di oggi, a fianco di esse bisogna essere in grado di valutare la prospettiva di sviluppo per uno Stato, e il minore danno possibile in conflittualità interna ed esterna.
Il che vuol dire non che sono finiti gli ideali, ma è finito il modo di concepirli e di applicarli così come conosciuto nel novecento. Peraltro proprio i cinesi sono tra i primi ad averlo capito.


Quindi, cari compagni e compagne, per celebrare al meglio un centenario, occorre capire perché e come bisogna essere ancora comunisti, dopo tutto questo tempo. Non rinnegare, come hanno fatto in molti, rivendicare certo quella che fu una scelta non di divisione, ma di resistenza di fronte a un fascismo ormai dilagante nella società e dinazi a un riformismo socialmoderato inerte e immobile, ma nemmeno gingillarsi nell’evocazione di un mondo che oggi, nel bene e nel male, non esiste più.

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