1921 – 2021, A cento anni dalla nascita del Partito Comunista d’Italia, ne parliamo con:

1921 – 2021

A cento anni dalla nascita del

Partito Comunista d’Italia

ne parliamo con

 

Mauro Alboresi

Segretario generale del Partito Comunista Italiano

 

Claudio Molteni

Segretario Regionale PCI Lombardia

    

Cosimo Cerardi

Segretario provinciale PCI federazione di Varese

 

Domenica 17 gennaio 2021

Ore 15,00

In videoconferenza con Google- meet

Ai partecipanti verrà inviata una mail contenente il codice di accesso

 

Partito Comunista Italiano Federazione di Varese    partito-comunista-italiano

 

“basta con la sinistra compromessa, ricostruire il Pci per tornare a rappresentare il mondo del lavoro”

BUSTO ARSIZIO, LE REGOLE: LIBERA INTERPRETAZIONE

busto commercianti in piazza

Riceviamo e pubblichiamo

“IL RISPETTO DELLE REGOLE E’ ALLA BASE DELLA DEMOCRAZIA MA OGGI LO E’ ANCHE PER LA SALUTE E IL FUTURO DELLA SOCIETA’ CIVILE”

Busto Arsizio, domenica 3 maggio 2020

Noi che sottoscriviamo il presente comunicato siamo profondamente indignati per l’assembramento organizzato dal presidente del Distretto del Commercio di Busto Arsizio, Matteo Sabba, avvenuto sabato 2 maggio mattina nella centralissima piazza Santa Maria.

Siamo molto dispiaciuti per quanti, pur mossi da preoccupazioni e ragioni, si sono prestati al gioco dell’”adunata”. E’ un momento grave per tutte le categorie, ma da questa pandemia usciremo tutti trasformati in meglio se saremo tutti uniti. Apprezziamo la presa di distanza dall’iniziativa assunta dagli organismi territoriali che rappresentano il commercio e cogliamo l’esigenza che per tutti ora servano chiarezza e orizzonti condivisi. Continue reading

”Non siamo né eroi né carne da macello siamo esseri umani che chiedono semplicemente rispetto”

 

DI:    Cosimo Cerardi  –  Segretario PCI Federazione di Varese

In un recente intervento i tre segretari di Cgil, Csil e Uil hanno denunciato una situazione allarmante per quanto concerne le case di riposo della Provincia di Varese (vedi, http://www.varesenoi.it/2020/04/04/mobile/leggi-notizia/argomenti/economia-13/articolo/coronavirus-lettera-di-cgil- e-uil-varesini-a-ats-insubria-situazione-delle -rsa-e-fuori-co.html., oppure https://www.varesenews.it2020/04/ sindacato scrive-ad-ats-situazione-nelle-rsa-controllo/917439/). Lamentano la mancanza di un incisivo supporto nel settore dell’attività di prevenzione contro il diffondersi del covi-19 da parte dell’Agenzia di tutela della Salute.

I segretari delle sopracitate sigle sindacali hanno denunciato quanto accade nella provincia in una lettera alla ATS Insubria le condizioni in cui versano le Rsa nel nostro territorio rispetto all’attuale emergenza Coronavirus, la stessa informativa è stata fatta anche al Prefetto della Provincia di Varese, evidenziando così il fatto che l’attuale emergenza sanitaria rischia di avere effetti assai deleteri sia nei confronti dei pazienti che su gli operatori di Rsa, Rsd e ospedali del territori.

Quindi i rappresentanti sindacali unitamente alle categorie del pubblico impiego, del personale delle mense, pulizie, lamentano, in questo intervento, a seguito di segnalazioni a loro pervenute da diverse strutture Rsa e Rsd e dal territorio, un non adeguato intervento per quel che concerne la sicurezza e prevenzione dal covi-19, chiedendo cosi all’Agenzia di tutela della Salute una risposta così articolata : Continue reading

Covid 19 e case di riposo per anziani in Lombardia: una ecatombe

casa di riposo

DI: Cosimo Cerardi     

segretario PCI federazione di Varese

Nelle cronache di molti quotidiani nazionali e dai giornali locali sono state riportate le tragiche notizie a proposito delle condizioni emergenziali sanitarie provocate dal coronavirus nelle case di riposo per anziani.

Infatti, si sta assistendo di fatto ad una decimazione di massa senza precedenti nella storia sanitaria del nostro paese.

I dati parlano chiaro, i pensionati e gli anziani sono la prima categoria ad essere più esposta e duramente colpita dal coronavirus. Per essi si aggrava all’ennesima potenza il rischio di contagio, essendo concentrati in fitte e numerose comunità, mentre si allontana statisticamente la scarsa possibilità di guarire dall’inesorabile epidemia che li avvicina ad alta probabilità di morte.

La situazione delle case di riposo e delle strutture socio assistenziali doveva destare un particolare allarme e lì è avvenuta un’ecatombe, ma non è stato fatto nulla per prevenirla e contrastarla. Siamo di fronte ad uno sterminio di pensionati e di anziani. Sono stati dimenticati anche quelli che hanno affrontato il coronavirus nell’abbandono e nella solitudine delle periferie delle grandi città e delle aree metropolitane, o nelle zone isolate e tagliate fuori della montagna, Alpi o Appennini, e delle campagne. Continue reading

TORNARE AL LAVORO! SI, MA A QUALI CONDIZIONI?

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TORNARE AL LAVORO! SI, MA A QUALI CONDIZIONI?

DI:  Maurizio Biena – Commissione Lavoro PCI Nord Italia

La macchina produttiva del paese va rimessa in moto in tempi brevi; così chiedono in molti tra politici, economisti ed imprenditori e lo comprendiamo anche noi, perché gli effetti di un blocco ad oltranza delle attività sarebbero devastanti per la già fragile struttura economica del paese. Consci dei rapporti di forza sia interni (di classe) che esterni (nella “catena globale del valore”) non ci facciamo illusioni: il conto sarà salato e verrà presentato ai lavoratori, ai pensionati e alle loro famiglie.

Passeremmo dal contare i morti al contare i disoccupati e, anche se Governo e opposizioni fanno a gara a chi promette maggiori aiuti alle famiglie e alle imprese in difficoltà a causa del lock-down, il massiccio intervento economico necessario per tamponare l’emergenza non farà che esporci ulteriormente a speculazioni finanziarie sul debito  pubblico e a rafforzare le catene che ci legano all’Europa delle Banche e dell’austerity, con l’imposizione di ulteriori “riforme strutturali”: nuovi tagli sul welfare, sulle pensioni, sulla Sanità fino alla svendita degli asset pubblici («Siamo pronti ad impegnare i palazzi del Governo»…). Continue reading

Note e valutazione a proposito dell’attuale situazione sanitaria pubblica in conseguenza dell’attuale epidemia da convid-19.

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Di Cosimo Cerardi segretario provinciale PCI Varese

Dal 5 marzo, nel tempo del coronavirus, si sta assistendo ad uno stravolgimento di quella che era la vita sociale del nostro paese, ad esempio un familiare che va a trovare l’anziano genitore in ospizio, può fargli da lontano un cenno di saluto dietro il vetro e tornarsene a casa.

Da ora si fa così anche nelle RSA, a meno che il direttore sanitario non faccia una eccezione.

Anche in corsia cambia l’intero modo di comportarsi. Salvo diverse indicazioni, gli accompagnatori dei pazienti non possono permanere nelle sale di attesa dei pronti soccorsi.

In base al decreto del governo fino al 15 marzo sono sospesi congressi, riunioni, meeting ed eventi sociali in cui è coinvolto personale sanitario o incaricato in servizi pubblici essenziali o di pubblica utilità.

In questa logica anche  gli stessi  viaggi di istruzione sono stati rimandati, rimandata anche   le altre  attività educative e didattiche, dall’infanzia all’università, fatta salva la possibilità di svolgere attività formative a distanza, fermi restando i corsi per i medici specializzandi, il triennio di medicina generale, i tirocini delle professioni sanitarie e le attività delle scuole dei ministeri dell’interno e della difesa. Continue reading

Dalla Fornero alle “pensioni d’oro” (1500 euro lordi)

presidio dei pensionati, davanti alla prefettura di Varese, NOI Comunisti ci siamo!!!

Avevano promesso abolizione della Fornero e quota 100, la Fornero resta in vigore, quota 100 vale solo da 62 anni in su e se non si hanno i 43 anni di lavoro previsti dalla Fornero ci sarà una penalizzazione sulla pensione. È un miglioramento rispetto a prima, ma di piccola entità, chi ha cominciato a lavorare prima dei 20 anni ci andrà ancora secondo la Fornero e chi ha uno stipendio medio basso o famigliari a carico, dovrà continuare a lavorare per non avere una pensione ridotta.

La legge Fornero sulle pensioni è sbagliata, dannosa per i lavoratori e il Paese.

Essa ha provocato e sta provocando disastri sulle condizioni di vita della classe lavoratrice; sui giovani che, anche per questo motivo, non entrano nel mondo del lavoro; sulla produttività delle imprese che sono bloccate nella possibilità di attuare il dovuto ricambio generazionale.

Il JOBS ACT dovevano abolirlo e ripristinare l’articolo 18, hanno fatto qualche miglioramento, ma resta in vigore e senza il suddetto – vitale- articolo. Il blocco dei pensionamenti ha portato la disoccupazione giovanile al 35% e se rimane la Fornero questa situazione peggiorerà nei prossimi anni.

Non si può dare soldi a tutti, ai ricchi ed ai poveri, alle imprese ed ai lavoratori, ai pensionati e alle banche per ottenere i voti, come faceva la DC, il debito pubblico è stato creato con le politiche clientelari e poi dagli anni ‘80 con le politiche di austerità, che colpivano i lavoratori, i giovani, i pensionati, lo Stato Sociale, impoverendo il paese ed arricchendo pochi privilegiati.

Il nostro paese è progredito quando i lavoratori hanno conquistato diritti, migliorato il livello di vita, conquistato un lavoro sicuro ed una pensione dignitosa, quando i giovani potevano studiare e farsi una loro vita e la disoccupazione era bassa, quando c’era un forte Partito Comunista che rappresentava veramente tutto il popolo e dei sindacati che lottavano per i lavoratori, per i giovani, per le donne e per i pensionati.

La politica del fare pagare i costi della crisi ai pensionati e ai lavoratori, senza mai intervenire sulle grandi ricchezze e i possessori di grandi rendite finanziarie, non risolve le cause della crisi e genera gravi ingiustizie.

Pare che i sindacati che hanno accettato supinamente la logica della riforma Fornero, quando la già poco accettabile riforma Dini andava migliorata,  sindacati che hanno accettato che il debito pubblico passasse attraverso la cosiddetta riforma del sistema pensionistico e non con un gettito fiscale che andasse a toccare le grandi ricchezze che vengono quotidiane mente transate in borsa, abbiano finalmente riassunto il loro ruolo.

A Varese, i Comunisti sono scesi in piazza con i sindacati perché la legge approvata non tiene conto del sistema di rivalutazione delle pensioni sottoscritto nel 2016 e nel 2017, che le avrebbe aumentate tutte dell’1,1% sulla base della crescita del costo della vita. Una rivalutazione che, con la legge appena passata, non spetterebbe  a tutti i pensionati (vengono infatti esclusi coloro che percepiscono oltre i 1500 euro lordi, poco più di 1200 netti).

presidio dei pensionati, davanti alla prefettura di Varese, NOI Comunisti ci siamo!!!

Ciò a dimostrazione che non è cambiato nulla dei precedenti governi.

Ci sembra dunque palese che le soluzioni debbano essere altre:

  • salvaguardia del potere d’acquisto delle pensioni e limiti alle pensioni d’oro;
  • flessibilità in uscita;
  • ripristino dei vecchi requisiti, 65 anni per gli uomini, 60 per le donne e i 40 anni di contributi per l’accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità in particolare per coloro che hanno iniziato a lavorare in età precoce e per i lavori usuranti;
  • superamento delle attuali sostanziali sperequazioni per le donne;
  • garanzia di una pensione dignitosa per i giovani, i precari e i migranti;
  • superamento dell’attuale giungla dei fondi integrativi.

Le risorse vanno ricercate nei grandi patrimoni finanziari e immobiliari e in una effettiva tassazione progressiva dei redditi come prevede l’articolo 53 della Costituzione e in una contribuzione omogenea per tutti i fondi pensionistici.

Le confederazioni sindacali devono aprire una vertenza reale con il Governo sostenuta da una duratura mobilitazione generale.

In sei mesi di Governo giallo-verde ogni promessa elettorale, ogni slogan, lo stesso Contratto stipulato tra Lega e M5S, sono tutti spariti nelle profondità del web e nelle segrete stanze di Bruxelles. L’inganno è oramai sotto gli occhi di tutti. È ora di chiamare questo esecutivo con il suo vero nome: Governo del Tradimento.

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Gallarate: NATALE CON LE RUSPE

26 DICEMBRE LO SGOMBERONatale con le ruspe

Di Ennio Melandri della segreteria provinciale PCI Varese

Gallarate è nell’occhio del ciclone. Da quest’estate tutta l’azione amministrativa e l’attenzione mediatica, locale e nazionale, ruotano attorno allo sgombero di un campo nomadi, i Sinti. Uno sgombero che viene da lontano, almeno sei mesi, e che è stato effettivamente realizzato in questi ultimi giorni. Molti hanno detto la loro, pro e contro, più o meno a caldo. Lo facciamo anche noi, con una riflessione articolata, a bocce ferme, esprimendo una valutazione politica e fornendo un’informazione ragionata che speriamo utile per chi ci legge.

Il 6 dicembre

Nelle intenzioni del sindaco leghista Andrea Cassani Il 6 dicembre è destinato a diventare una data memorabile nella storia di Gallarate. Lo ha affermato con convinzione quando le ruspe stavano ancora radendo al suolo ciò che restava ancora dello sgombero del campo sinti, una piccola chiesa evangelica costruita abusivamente.
Gallarate può diventare un caso apripista per interventi simili in altre parti d’Italia, ha detto, molti stentavano a crederlo possibile, invece ce l’abbiamo fatta.
Un’impresa titanica quindi, che ha ricevuto il plauso ufficiale di Salvini su facebook. E’ finita la pacchia, è stata la dichiarazione ufficiale del ministro dell’interno.

Ma chi sono i Sinti?

Sono i discendenti di una popolazione nomade di origine indiana, cristiani, da generazioni presenti in Lombardia e nel Gallaratese. La comunità di cui si parla in questi giorni è fatta di cittadini gallaratesi, riconosciuti come tali negli anni Ottanta: l’allora sindaco Di Lella li domiciliò simbolicamente in Via Verdi 1, la sede del Municipio. Nel 2007 il Comune, giunta Mucci (FI), allestì frettolosamente il campo in Via Lazzaretto, dopo che la soluzione individuata ai limiti del comune di Cardano era stata osteggiata dalla popolazione locale.

Il campo di Via Lazzaretto

Quando il Comune ci ha messi qui nel 2007 ci ha assicurato che quel terreno sarebbe stato nostro per sempre, dicono i Sinti. E lì sono rimasti, nomadi però stanziali, cittadini gallaratesi a tutti gli effetti.
Su quell’area, in aperta campagna, hanno costruito i loro servizi, aggiunto gabbiotti alle roulottes, perfino una piccola chiesa. Poi il Comune ha cambiato le carte in tavola, nel 2011, anno di elezioni, probabilmente per ragioni di immagine politica: non c’era niente di scritto che confermasse le assicurazioni verbali.
La giunta Guenzani ci ha dormito sopra per cinque anni ed infine è arrivato Cassani: è un campo nomadi abusivo, per altro di gente ricca, con tanto di ville e piscine; verrà raso al suolo con le ruspe. Dove governa la Lega si fa così, ha detto. Salvini ha confermato.

A chi davano fastidio?

A nessuno. Il posto era isolato, ben tenuto, un campeggio invernale l’avrebbe definito un visitatore ignaro. La casa più vicina era a centinaia di metri. Un giornale locale online ha fatto un sondaggio con la semplice domanda “E’ giusto sgombrare il campo nomadi di Gallarate?”. Dei 1761 lettori che hanno risposto il 64,11% si è pronunciato contro lo sgombero, il 35,89 a favore.
Perché allora demonizzare i Sinti, adducendo ragioni di sicurezza e legalità?

L’Amministrazione Cassani.

E’ un’amministrazione di destra, fatta da 6 consiglieri comunali della Lega, 5 di Forza Italia, 1 di Fratelli d’Italia, 3 di un gruppo misto che sostiene Cassani. L’opposizione è rappresentata dal PD e da Città è Vita.
Non ci sono i Cinque Stelle, che due anni fa, per divergenze interne non ebbero la forza di presentare una loro lista alle elezioni comunali. E’ evidentemente un’anomalia non indifferente rispetto al quadro politico nazionale, per cui a livello locale la linea del governo Salvini-Di Maio è ufficialmente fatta propria dalla sola Lega.
La vicenda Sinti, accendendo i riflettori nazionali su Gallarate, potrebbe avere determinato frizioni nella maggioranza anomala di Gallarate. Cassani ha sempre messo le mani avanti raccontando che tutti sono d’accordo nel ripristinare la legalità, anche se ci sono sensibilità diverse.
Ma pochi giorni fa, il 12 dicembre, la Lega di Gallarate si sente in dovere di far quadrato con un comunicato attorno al suo sindaco. Dopo 15 giorni di polemiche pubbliche, è un ritardo carico di significati da interpretare. Dopo le prevedibili accuse di strumentalizzazione verso gli oppositori che avrebbe cercato un palcoscenico, il comunicato sembra puntare il dito contro gli alleati di giunta: la sentenza di sfratto è stata emessa nel 2011 ma l’illegalità persiste dal 2009 (giunta Mucci). Continue reading

TRASPORTO FERROVIARIO LOMBARDO CRONACA DI UN DISAGIO PERPETUO.

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa cronaca di un disagio che ormai va avanti da lungo tempo, troppo spesso si susseguono disagi ora provocati da guasti, ora da incidenti.

Il sistema ferroviario lombardo, come quelli di tutte le regioni d’Italia,  è stato sacrificato sull’altare della privatizzazione e dei tagli indiscriminati. Nel nostro paese a fronte dell’investimento di decine di miliardi di euro per l’alta velocità, non si fa nulla per il sistema dei trasporti per i pendolari affidato ad una SPA.

PCI Federazione Varese

TRASPORTO FERROVIARIO LOMBARDO CRONACA DI UN DISAGIO PERPETUO.

Come ogni sera, il pendolare medio cerca di correre sul primo treno possibile, per tornare a casa dalla famiglia e riposare.
Talvolta, anzi ormai fin troppo spesso, questi bei progetti vanno in fumo.
Ieri, a distanza di circa una settimana dagli ultimi disagi sulla nostra tratta ferroviaria, abbiamo vissuto un’altra serata da incubo.
La cronaca della vicenda che mi impegno a riportare, non vuole andare ad analizzare la possibilità di una prevenzione per questi investimenti, volontari o meno, quanto piuttosto fare un quadro generale su quella che è la risposta di Trenord, Trenitalia e RFI nelle situazioni di criticità estrema (ormai drammaticamente frequenti, quasi costanti), ribadendo le condoglianze alla famiglia della vittima e la vicinanza a chiunque sia stato coinvolto in questa tragedia.
Chiusa una premessa fin troppo lunga, giungo ai fatti.

20 novembre 2018, sono le 18.32 salgo sul treno 5328, un Porto Ceresio, partito in orario da Garibaldi. Il viaggio, come sempre, è quello tipico degli orari di punta, in modalità“ scatola di sardine”, ma grazie al cielo, dico tra me, sono riuscita a sedermi e per giunta con una cara amica. Passiamo Rho Fiera, accumulando i canonici “quasi 10 minuti di ritardo”, ma si viaggia senza intoppi, fa solo eccessivamente caldo, ma tutti speriamo che questa sauna indesiderata finisca presto.
Alle 19 circa ci fermiamo a metà tra Vanzago e Parabiago, passano 10 minuti e qualcuno di noi legge su FB che c’è stato un investimento (proprio a Parabiago) da parte del treno 2140, quello a noi precedente, che giungeva da Centrale. Dopo altri 10 minuti il capotreno ci comunica della disgrazia, prospettando ritardi imprecisati (fino a 120 minuti) per l’intervento dell’autorità giudiziaria. Passa un’ora, lo stesso annuncio non ci dà maggiori informazioni, siamo ancora fermi nella campagne, stipati e impossibilitati a giungere in una stazione.
Ad un certo punto, sulla mia carrozza, rischia di verificarsi “un dramma nel dramma”, poiché stando così stipati, qualcuno si sente male. Non si riesce a fargli spazio intorno, ma si riesce a trovare un medico a bordo e la situazione a poco a poco si tranquillizza. Nel frattempo, nessuno passa a darci informazioni e dalle altre carrozze giunge voce che non vi sia alcuna risposta dagli interfoni di emergenza.
Ore 20.40, parte l’ennesimo annuncio e questa volta ci viene detto che verremo (forse) arretrati a Vanzago. Ci muoviamo circa mezzora dopo e giungiamo in stazione alle 21.15.
Una volta scaricati sul binario, se ne lavano le mani e ci lasciano senza informazioni, eccezion fatta per i tabelloni che riportano cancellazioni e ritardi fino a 65 minuti ( a partire da quando poi, non è dato saperlo).
In questa situazione, ci siamo arrangiati per spirito di sopravvivenza e, dopo aver capito che nessuno ci avrebbe più dato risposte certe, abbiamo tutti cercato un’alternativa per tornare a casa.
Alcuni di noi trovano un passaggio e altri chiamano un taxi, cercando di dividerlo per non spendere lo stipendio intero.
Tra una cosa e l’altra, prima delle 22.30/23.00 nessuno è riuscito a rientrare e qualcuno, che per necessità ha dovuto aspettare un treno (agibile), ha fatto notte su quella benedetta tratta.
Le vicende narrate sono un chiaro esempio del fatto che qualcosa non funzioni. Si denotano in ordine: una mancanza di organizzazione del trasporto ferroviario lombardo, un servizio imbarazzante e una viscerale incapacità di fornire informazioni in tempi umani.
Le disgrazie possono capitare, ma la tutela degli utenti passa anche da una comunicazione chiara e onesta. Come ogni volta, i pendolari sono stati trattati “da chi di competenza” (i gestori della tratta sono vari) come pacchi non senzienti, ai quali non è necessario dare spiegazioni e ai quali sembra non sia dovuto mai nulla, nemmeno un trattamento civile.

Tatiana Bossi