GIÙ LE MANI DAL 25 APRILE

Il Partito Comunista Italiano fed. milanese è componente del Comitato Milano Antifascista, del quale ne giriamo il comunicato in occasione della festa di Liberazione.

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Approfittando dell’assenza forzata del popolo che riempie le piazze nella giornata del 25 Aprile e sfruttando vigliaccamente il senso civico e del rispetto per il bene comune di milioni di persone, i fascisti escono dalle fogne dell’inconsistenza in cui sono stati relegati dalla solidarietà generale per tentare di sporcare la giornata della vittoria sul nazifascismo. Sarebbe intollerabile che ciò avvenga approfittando dell’emergenza.

Non è la prima volta, ma quest’anno usano cinicamente e in maniera vergognosa l’eccezionalità della situazione per infangare la Giornata della Liberazione e tentare di stravolgerne il significato profondo. La chiamata in strada lanciata attraverso alcuni gruppi Telegram di cui si parla in questi giorni incita a trasgredire le disposizioni in nome di una fantomatica libertà che è solo una rievocazione del nostalgico e tragico menefreghismo.

Menefreghismo verso il popolo, le persone, le istituzioni democratiche ma guarda caso sempre al servizio di qualche interesse padrone, degli affari e dei potenti. Gli ideatori di questa provocazione cercano di scimmiottare in dimensione provinciale il trumpismo aggressivo che negli Usa nega i pericoli della pandemia per servire i grandi interessi del capitale e della finanza che non possono rallentare e perdere decimali di profitto.

Nel loro piccolo, servi come sempre, pensano di fare da battistrada ai meschini Trump di casa nostra, incitando all’apertura subito e totale, denunciando la “dittatura della quarantena” e guarda caso proprio nella giornata del 25 Aprile.

Il 25 Aprile non si tocca

Milano Antifascista Antirazzista Meticcia e Solidale

#25aprilesolidale

Alcune considerazioni sull’epidemia, la sanità lombarda e la Cina

di Vladimiro Merlin – segretario regionale PCI Lombardia

Per prima cosa sull’epidemia, molto si è detto e scritto sulle colpe dei cinesi, Trump lo ha chiamato il virus cinese, qualcuno ha detto che è stato generato dal fatto che i cinesi mangiano “ i topi vivi” ecc., ma questo virus non solo appartiene al ceppo dei virus influenzali, ma ha molti aspetti di similitudine con quello che causò, tra il 1917 ed il 1920, la pandemia chiamata “spagnola”, che causò tra i 50 ed i 100 milioni di morti nel mondo.

Quella pandemia partì dagli Stati Uniti, qualcuno ipotizza da alcuni paesi europei, non la Spagna. Fu chiamata spagnola , perché la Spagna, paese non belligerante nella prima guerra mondiale, fu la prima a denunciare la malattia, gli altri paesi europei, e gli Stati Uniti, impegnati nella guerra, nascondevano e 

spagnola tacevano la presenza della malattia (sicuramente negli Usa i primi casi risalgono al 1917).

Da molti anni scienziati ed  OMS hanno denunciato la possibilità che si potesse ripresentare una pandemia , in particolare legata ad una mutazione dei virus del ceppo influenzale, e hanno sollecitato gli stati a predisporsi ad affrontarla. In una recente simulazione dell’ OMS si ipotizzava che l’epidemia potesse partire da un paese del Sud America.

Questo per chiarire che i virus circolano nel mondo, mutano, e le epidemie possono partire da ogni luogo, senza che , per questo, il popolo di quel paese possa essere “incolpato” della malattia.

Ma una volta che le epidemie scoppiano è responsabilità di ogni paese attivare tutte le misure per affrontare e circoscrivere la malattia, sia per tutelare la propria popolazione che per evitare il diffondersi della malattia.

E’ quello che accade nelle comunità con i singoli malati, il rispetto delle misure da attuare non solo tutela i singoli, ma evita di rendersi responsabili della malattia e della morte di altri, cosa che, come abbiamo visto, anche nel nostro paese, spesso, non si è verificata , anche questo è il prodotto dell’individualismo sfrenato che permea la cultura dominante del capitalismo attuale.

omsMa, molto di  più dei comportamenti individuali, conta l’azione delle istituzioni che regolano la vita ed, in questo caso, del sistema sanitario che dovrebbe avere lo scopo di garantire la salute dei cittadini o, quantomeno, la possibilità per tutti di accedere alle migliori cure possibili.

Prima di entrare nel merito del sistema sanitario italiano ed in particolare della Lombardia, una brevissima premessa , l’ Italia ha avuto 1 mese e mezzo di tempo, dopo che si è saputo dell’epidemia in Cina, per prepararsi ad affrontarla, gli altri paesi europei più di 2 mesi, gli Usa addirittura 3 mesi, prima che scoppiasse in ognuno di questi paesi.

In Italia prima che si verificasse il “caso “ Codogno erano già state date indicazioni di prevedere un ingresso ed un percorso separato tra i sospetti casi di covid e gli altri pazienti nei pronto soccorso, spettava alle regioni attuare concretamente queste direttive ma la Lombardia non le ha messe in atto, non solo a Codogno, ma neppure successivamente all’ospedale di Alzano, da dove è partito il focolaio del Bergamasco, solo molto dopo sono state attivate le tende esterne ed i percorsi separati.

La Lombardia , e le forze politiche che la governano, sempre pronte a rivendicare “pieni poteri” sulla sanità e su altri campi, sono , poi, altrettanto pronte a cercare di scaricare sul governo o sulla Protezione Civile , le  loro incapacità /o inadempienze.

Anche la dotazione di strumenti protettivi al personale medico, ma in generale per tutti i lavoratori che operano negli ospedali era, inizialmente, compito delle regioni, compito che si sono largamente dimostrate , in primis la Lombardia, non in grado di adempiere, soprattutto per tempo, prima che scoppiasse l’epidemia, si è cominciata a sbloccare la situazione quando questo compito è stato assunto, a livello nazionale dalla Protezione Civile ed è entrato in campo il ministero degli esteri.

Questo è solo uno degli aspetti che dimostrano il fallimento dello smantellamento del  Sistema Sanitario Nazionale, in favore della regionalizzazione della sanità. Si è evidenziata l’inadeguatezza dei livelli regionali per affrontare i problemi sanitari di grande rilevanza, ma, come vedremo, anche di una adeguata assistenza sanitaria in tempi normali.

Un’altro aspetto importantissimo che ha contribuito a determinare l’esplosione dell’epidemia , in Lombardia , ed in altre regioni del nord, è stata la pessima gestione , come sta ormai emergendo anche a livello di indagini giudiziarie, della questione RSA.

All’inizio della epidemia molte RSA hanno chiuso alla possibilità di visite dei parenti, per le ovvie ragioni che ognuno può comprendere, ma la regione Lombardia e la regione Veneto, sono intervenute imponendo la riapertura.

Non solo! Queste regioni non hanno neppure provveduto a fornire al personale le debite protezioni per non infettarsi, ma anche per non trasmettere la malattia agli anziani, che sono i soggetti più esposti al pericolo di morte per covid, tanto più gli anziani che stanno nelle RSA che sono quelli con le condizioni fisiche più precarie e con più patologie. E’ sempre più evidente che questa è una delle ragioni principali per il tasso enormemente più alto di decessi , in Lombardia ed in Italia, rispetto a tutti gli altri paesi del mondo.

Un’altro aspetto che pone in evidenza l’inadeguatezza del livello regionale nella gestione di questa crisi sanitaria, ed in particolare, ancora una volta, della regione Lombardia, è quello della fantomatica zona rossa del bergamasco.

Un ottimo servizio della trasmissione Report, di rai3, ha messo in evidenza come a bloccare l’istituzione della zona rossa in quell’area sia stata la grande pressione esercitata dagli industriali locali contrari alla misura.

Questa pressione ha avuto un esito anche sul governo, che ha ritardato di alcuni giorni l’estensione delle misure della zona rossa su tutta la Lombardia, poi, comunque, messa in atto, ma ha visto la regione Lombardia accogliere completamente le istanze degli imprenditori, rimanendo totalmente inerte e muta a fronte delle richieste dei sindaci del bergamasco di porre in atto una zona rossa.

Insistiamo sulla regione Lombardia non solo perchè ci viviamo, e neppure solo perchè avversiamo la giunta che la governa, ma perchè continua a piccarsi di essere l’eccellenza della sanità italiana , se non mondiale.

Per alcuni aspetti questo è anche vero, ma non per merito della gestione regionale che, anzi, da vari anni in qua  è andata smantellando alcuni dei suoi punti di forza, ma per la sua tradizione storica in questo campo e per i meriti del personale medico ed infermieristico che hanno saputo contrastare e limitare le conseguenze delle politiche sanitarie regionali, peraltro travolte da innumerevoli e gravissimi scandali da vari anni a questa parte.

Prendiamo, ancora una volta, spunto dalla trasmissione Report di rai3, che metteva in luce come i fratelli Rocca, proprietari del gruppo Techint che comprende Tenaris una  delle principali aziende dell’area del bergamasco fulcro dell’epidemia, siano anche proprietari del gruppo Humanitas , uno dei principali gruppi privati operanti nella sanità.

Per inciso uno dei due fratelli, Gianfelice, secondo Forbes, è l’8° uomo più ricco d’Italia, 146° al mondo, con un patrimonio di circa 5,2 miliardi di dollari. Secondo Report, i fratelli Rocca sono stati tra i più attivi nel fare pressione affinché non venisse attuata la zona rossa in val Seriana. Nonostante Rocca sia un grande operatore nel campo della sanità, e quindi dovrebbe occuparsi della salute delle persone, in realtà con il suo comportamento ha chiaramente evidenziato come la ricerca del profitto sia in assoluto la sua priorità, anche a discapito della vita delle persone, come abbiamo tragicamente misurato nella zona di Nembro e Alzano.

Non sono stati i soli, i fratelli Rocca, ad agire in tale direzione, nello stesso servizio di Report si citavano altri importanti imprenditori della zona. Altro esempio dopo una sola settimana dalle prime misure restrittive attuate dal governo, un rappresentante delle piccole e medie imprese del Padovano, così parlava intervistato da Rainews (cito non testualmente): non è possibile bloccare le attività economiche, va bé qualcuno in più si ammalerà (e sottinteso morirà, Nota mia) ma la crisi economica sarebbe peggio dell’epidemia.

In questi giorni la Confindustria delle 4 principali regioni del nord (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna) sta facendo grandi pressioni sul governo perchè si proceda rapidamente alla riapertura delle attività economiche, ma dove andrebbe a finire quello che verrebbe prodotto?, non si capisce chi potrebbe comprare  qualcosa dato che la rete commerciale è chiusa e la gente sta in casa, ed allora la ripartenza della produzione serve a produrre per chi? E cosa?

Tutto questo a fronte del giudizio unanime di medici e scienziati che dicono che è ancora troppo presto per riaprire le attività non essenziali, essendoci il rischio del riesplodere dell’epidemia.

Confindustria vuole forse ripetere la tragica esperienza del bergamasco su scala enormemente più vasta, di tutto il nord Italia , o addirittura di tutto il paese? Ma , evidentemente , il profitto , per alcuni, prevale su ogni altra cosa. E’ questo un’altro aspetto che ha minato , nel corso degli anni , l’efficacia e l’efficienza di quel sistema sanitario nazionale che era stato costruito, in Italia negli ultimi decenni del secolo scorso.

L’espansione sempre maggiore della sanità privata, a discapito di quella pubblica , ha portato già nella situazione “normale”, precedente alla attuale epidemia , ad evidenziare grossi problemi che  sono diventati un  ostacolo  per una efficace risposta alla grave crisi che ci siamo trovati ad affrontare.

Per esempio i posti letto di terapia intensiva tra il 2000 ed il 2015 , in Italia sono stati ridotti di circa la metà,( e questo è un dato che pesa come un macigno sulla dinamica dell’epidemia nel nostro paese , vista la corsa disperata ed affannosa a ripristinare quei posti che già c’erano ), tutto  questo nel quadro di una generale e pesantissima riduzione dei posti letto , nella sanità pubblica, solo in minima parte compensati da una loro crescita nella sanità privata.

Ma la sanità privata , come l’esperienza ci ha più volte dimostrato , ha la vocazione ,come le altre imprese, a fare , prima di tutto, degli utili. Tralasciando i molteplici scandali che l’ hanno vista protagonista ( a cominciare dal più emblematico il caso S.Rita ) , la sanità privata si è caratterizzata nel privilegiare i servizi e gli interventi più remunerativi e di minor costo , drenando in regione Lombardia quasi la metà della spesa pubblica per la sanità.

Anche di fronte a questa emergenza non si è caratterizzata per un particolare impegno sociale, sempre dalla trasmissione Report si ricava che solo dopo la sospensione delle normali attività ambulatoriali la sanità privata si è orientata a intervenire sull’epidemia , ma accompagnando la disponibilità per voce della rappresentante della confederazione dell’ impreditoria sanitaria privata alla chiara richiesta di un cospicuo riconoscimento economico ( come a sottolineare che non si fa niente senza profitto ) .

Sala_operatoriaMa , comunque , per quanto è dato sapere , l’impegno della sanità privata non è stato all’altezza della quota di risorse pubbliche che, normalmente, si incamera . E’ stato molto incensato dalla giunta della regione Lombardia e dai media  il fatto che il San Raffaele abbia portato da 24 a 48  i suoi posti di terapia intensiva , a fronte delle centinaia attivate dal servizio pubblico, in Lombardia, ma  non  è stato detto , se non indirettamente, che il San Raffaele ha ricevo solo da 2 donazioni, una di Berlusconi ed una da una colletta promossa da Fedez,   ben15 milioni di euro.

Da un altro servizio di rainews si apprende che la regione Marche ha allestito 100 posti letto di terapia intensiva al costo di 12 milioni , se la matematica non è una opinione il San Raffaele per allestire i 24 posti in più di terapia intensiva non ha speso nemmeno la metà di quello che ha ricevuto dalle donazioni.

Arriviamo all’ultimo aspetto che vorrei affrontare, è poi vero che la sanità lombarda , prima dell’epidemia era una reale eccellenza? , già da anni per accedere ad esami anche importanti, come ad esempio relativi all’oncologia, , se non si era in urgenza si doveva aspettare anche 6 mesi , o addirittura 1 anno, altrimenti le strade erano 2, o tramite il pagamento nel settore privato , o nella prestazione privata in ambito pubblico , sempre a pagamento.

Il significato di tutto ciò è molto semplice e chiaro , chi ha i soldi può accedere ad un adeguato e tempestivo servizio di diagnosi e di cura, chi non ha i soldi è penalizzato, i tempi si allungano enormemente e, quando arriva a determinare la sua condizione, questa può essere già gravemente compromessa.

Chi poi di soldi ne ha veramente tanti può disporre di servizi diagnostici e cure che sono inimmaginabili per tutti gli altri.

Questa è una delle conseguenza dell’enorme espansione del settore privato della sanità, in Lombardia, fortemente promosso dai governi regionali di destra, costruita anche attraverso il taglio del settore pubblico, la enorme riduzione dei posti letto, la chiusura di ospedali pubblici ecc., tutto questo anche per interessi personali, oltre che politici, come si è visto con la vicenda Formigoni , prima, e poi con l’esponente della Lega che sotto il governo Maroni si è intestato l’ennesima “riforma” appena prima di essere travolto dall’ennesimo scandalo.

 Ma non era solo questo il “male” della sanità Lombarda , prima dell’epidemia, già da anni, i Pronto Soccorso erano in una situazione di emergenza, non in grado di reggere il minimo aumento di pressione , come , per es. la normale influenza stagionale, non solo perchè insufficienti strutturalmente, sia nel numero che nel personale, ma anche perchè essendo stati tagliati i posti letto nei reparti si trovavano spesso intasati di pazienti che non potevano essere dimessi , ma non potevano neppure essere trasferiti nei reparti , ed in più dovevano essere assistiti, dal personale, medico ed infermieristico che non poteva, di conseguenza, occuparsi solo del pronto soccorso.

Questi pazienti che stazionavano, anche per giorni , nei lettini provvisori dei Pronto Soccorso, erano sopratutto anziani, emarginati ecc.. Questo comportava, e comporta, che chi accedeva al pronto soccorso , o si trovava in una condizione di emergenza ( codice rosso ) oppure si trovava ad aspettare ore, a volte molte ore, prima di essere esaminato.

E’ questa , per esempio, la situazione in cui si è trovato il cosiddetto paziente 1 a Codogno, che è rimasto per ben 2 volte, per ore, nel pronto soccorso, assieme a molte altre persone , e questo si è ripetuto in tutti i pronto soccorso , fino a quando non si sono allestite ( con ritardo) le tende ed i percorsi separati, contribuendo enormemente alla diffusione del virus.

La situazione di emergenza cronica in cui si trovavano i pronto soccorso, già prima dell’epidemia, è stato uno dei fattori che ha consentito al virus di espandersi enormemente ( oltretutto con persone già soggette ad altre patologie, e con lo stesso personale medico/infermieristico).

Ma pur essendo a conoscenza di questa situazione la regione Lombardia non è mai intervenuta per migliorare la situazione, per esempio ripristinando una parte dei posti letto tagliati nei reparti, troppo occupata a sospingere i pazienti verso il settore privato della sanità.

Abbiamo parlato molto della regione Lombardia, ma anche altre regioni, governate dal centrosinistra, hanno prodotto processi analoghi, come L’Emilia Romagna e , del resto , il primo responsabile dello smantellamento del sistema sanitario nazionale e del suo affidamento, praticamente in toto, alle regioni è stato proprio un governo di centrosinistra.

Il fallimento della gestione a livello regionale che si è evidenziato in occasione dell’epidemia che stiamo attraversando, sta rilanciando , prima di tutto tra medici e scienziati, ma anche tra sindacalisti e politici , ma soprattutto nell’opinione pubblica l’idea dell’importanza del sistema sanitario nella vita dei cittadini, della necessità che sia garantito a tutti, pena conseguenze anche per chi a più mezzi per tutelarsi, riprende forza l’idea, e la necessità, di un forte sistema di sanità pubblica e su scala nazionale.

E’ questo il terreno su cui dovremo impegnarci prioritariamente come Partito non appena saremo in condizione di riprendere l’attività politica tra la gente e tra i lavoratori. A proposito di lavoratori non possiamo tacere sulla ipocrita e interessata campagna sbandierata dalle istituzioni, dai mass media e da molte forze politiche sull’eroismo dei lavoratori che devono continuare a svolgere la loro attività mettendo a rischio la propria vita , in primo luogo medici ed infermieri, ma non solo.

Oggi che ne hanno bisogno tutte queste categorie di ipocriti incensano questi lavoratori, li chiamano eroi , così come si chiamano eroi i soldati che vengono mandati in guerra al macello per gli interessi di pochi. Ma non erano eroi quando, prima dell’epidemia , medici, ed ancora di più infermieri , sotto organico, erano costretti a turni massacranti , per stipendi miseri.

Oggi diventano “eroi” , ma solo nella retorica di convenienza, anche il personale di pulizia degli ospedali e le commesse ed i lavoratoti dei supermercati ma, prima, nessuno di costoro si “accorgeva”, che erano spesso lavoratori di subappalti, precari, a contratti interinali, sottopagati e supersfruttati.

Oggi Salvini propone una”mancia”, qualche lira in più per questi lavoratori, ma fino a ieri le regioni governate da decenni dalla Lega , come la Lombardia e il Veneto, spingevano le esternalizzazioni nei servizi pubblici e negli ospedali sostituendo lavoro stabile, con stipendi decenti e tutele, con lavoro precario , sottopagato e senza tutele.

Nè, come abbiamo già detto, su questo tema del lavoro, si è distinto per politiche e scelte diverse il cosiddetto centrosinistra ( che sarebbe più adeguato chiamare solo centro , dato che non si vede dove sia la sinistra) sulla questione delle esternalizzazioni , della precarizzazione del lavoro e delle privatizzazioni , si è reso responsabile di politiche analoghe a quelle della destra , in qualche caso riuscendo anche a fare di peggio. Anche questo è un aspetto che come partito dobbiamo fortemente denunciare  e mettere al centro della nostra iniziativa politica .

Concludo con alcune riflessioni sulla Cina.

Dall’inizio dell’epidemia la Cina è stata oggetto di una campagna mediatica insultante, mirante al suo discredito ed insinuante , per accreditare l’immagine di un paese che ha agito in ritardo, mentendo sui dati e sulla realtà .

Ma la Cina non poteva sapere dell’esistenza dell’epidemia , ha potuto scoprirlo quando questa ha cominciato ad evidenziarsi, senza sapere cosa doveva affrontare, come si trasmetteva e come colpiva, ha dovuto capire cosa doveva fare e metterlo in atto con l’epidemia già in corso.

wuhanAbbiamo già visto che non c’è stato un paese al mondo, a partire dall’Europa e dagli USA, che pur avendo avuto diversi mesi a disposizione , pur avendo già chiaro il quadro della situazione e la conoscenza delle modalità in cui il virus si trasmetteva e colpiva, abbia saputo predisporre le misure adeguate ad ostacolarne la diffusione, ed ognuno ha cominciato a prendere misure solo nel momento in cui l’epidemia si è manifestata, per non parlare dei dati sugli infetti e sui morti che nessuno dichiara come realmente sono.

La campagna contro la Cina , oltre al tentativo ,sempre in atto, di screditare i paesi socialisti, ha , in questo caso, almeno altre due motivazioni.

La prima è che ha dimostrato di porre la salute del proprio popolo al di sopra e prima di ogni interesse economico, ha bloccato completamente , per quasi 3 mesi, una città, Wuhan, che è il centro delle industrie manifatturiere, ed in particolare automobilistiche del paese, un po’ come la Torino o la Milano di 30 anni fa per l’Italia, ed una provincia lo Hubei di 60 milioni di abitanti, come tutta l’Italia o la Francia , ed imposto restrizioni in tutto il resto del paese.

Nessuno al mondo ha fatto altrettanto.

Ha dimostrato che tutto il paese e tutte le risorse economiche e sociali sono state mobilitate per aiutare le aree colpite dall’epidemia, con la costruzione di due grandi ospedali, il primo  in una settimana , il secondo in 10 giorni, con la mobilitazione di migliaia di medici ed infermieri da tutta la Cina, ha concretamente dimostrato che un paese che ragiona ed agisce in termini collettivi può fare cose che dove imperano l’individualismo e l’interesse economico sono irrealizzabili.

Pochi sanno, ma un bel documentario passato sulla 7 ha mostrato che a Wuhan , città di 12 milioni di abitanti , in ogni quartiere passavano casa per casa personale infermieristico e assistenti sociali, debitamente protetti, a verificare le condizioni di salute ed i problemi di ogni famiglia. Non per caso sono l’unico paese che sia riuscito a passare da una situazione gravissima e molto estesa ad una situazione di zero malati e zero morti , e solo 2 settimane dopo si sono gradualmente riaperte le attività.

La seconda motivazione per screditare la Cina è che , mentre ancora non aveva finito di sconfiggere l’epidemia nel proprio paese ha cominciato ad aiutare tutti gli altri paesi del mondo, non si sono visti gli USA o i paesi europei , o il Giappone mandare grandi aiuti alla Cina quando in quei paesi, ancora l’epidemia non era arrivata, ma la Cina ha subito mandato aiuti all’Iran ed è stata la prima a mandare aiuti e personale medico in Italia, e poi a molti altri paesi europei, ha mandato persino aiuti agli Stati Uniti, in particolare a New York, nonostante i continui attacchi e insulti di Trump.

Neppure è un caso che, subito dopo i cinesi , i primi medici che sono arrivati in Italia siano stati i cubani, che hanno una lunga tradizione di aiuto internazionale, soprattutto verso i paesi più poveri, come in africa.

Solo dopo sono cominciati ad arrivare aiuti da altri paesi, per non rendere stridente la differenza nel comportamento solidale espresso dai paesi socialisti rispetto ai nostri cosiddetti alleati, ma la richiesta di aiuti alla NATO fatta oltre che da noi anche dalla Spagna è rimasta lettera morta.

Anche quest’ultimo è un aspetto su cui il nostro partito deve sviluppare una iniziativa politica e di controinformazione, è anche da un punto di vista internazionale che si costruisce e si chiarisce la differenza tra i comunisti e gli altri, tra coloro che vogliono cambiare questa società e quelli che , al di la di belle parole, lasciano immutata la situazione di miseria, di sfruttamento, di disuguaglianza e di guerra che caratterizza la società capitalista anche nel XXI° secolo.

Il dolore silenzioso della Lombardia

di Luca Rodilosso – Responsabile Comunicazione PCI Milano e Lombardia

E’ più che giusto, in un’emergenza che ha rilievo nazionale come quella del Covid19, che si tenga conto di misure che abbiano carattere collettivo e che possano tutelare l’intero popolo italiano. C’è un’ottimo articolo-intervista al nostro responsabile esteri PCI Della Croce, tratto dal giornale turco Aydinlik, dove si evidenziano le questioni e i limiti dell’azione di Governo e si avanzano proposte concrete nell’interesse dei lavoratori e del popolo italiano, e che vi proponiamo tramite collegamento cliccando qui.

Tuttavia, non si può non iniziare a scrivere qualcosa, come comunisti della regione più colpita in Italia e in Europa, e date le debite proporzioni di abitanti rispetto ai contagi, probabilmente la più colpita al mondo; non si può non fare qualche prima considerazione, anche se lo sappiamo che impera l’emergenza, che l’unità istituzionale da noi è il primo tassello di sopravvivenza civile, ad oggi.

regione lombardia

Emerge in primo luogo l’inadeguatezza di un sistema a collaborazione mista pubblico-privato nell’ambito della Sanità: durante un’emergenza di questa portata già è difficile coordinarsi tra Stato e Regioni nell’ambito dei loro sistemi sanitari, figuriamoci se ogni sistema sanitario regionale, tipo quello lombardo, debba chiedere e contare sulla “buona volontà” di strutture private in convenzione, aumentando così il livello decisionale e rallentando enormemente la risposta all’emergenza (e gli effetti di questo rallentamento li potremo comprendere appieno quando avremo numeri definitivi a contagio domato). Non si intende mettere in dubbio la qualità e le eccellenze infrastrutturali che la Lombardia ha, il punto è capire se queste qualità e eccellenze le abbia a prescindere o meno dal sistema di gestione regionale che è andato consolidandosi negli ultimi trent’anni a guida centrodestra-Lega della Regione, e che ha visto numerose inchieste vertere proprio sulla corruzione e sul dispendio di denaro pubblico nell’ambito della sanità regionale.

In secondo luogo, un’osservazione questa già fatta anche dai sindacati confederali regionali, si è deciso per settimane a contagio in costante aumento di tenere aperte le fabbriche e le attività di produzione di prodotti non essenziali. Ci rendiamo conto che il danno economico possa divenire rilevante, e lo sarà, ma tale atteggiamento, sostenuto in primo luogo dalle associazioni degli industriali e che ha visto una passività del Governo, che si è adeguato tardivamente, oltre che irrispettoso della salute e della sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie, si rileverà dati alla mano miope e inutile, perché se si chiudeva prima e nella maniera più decisa possibile, magari intervenendo drasticamente a livello territoriale per evitare un continuo dilagare del contagio tra le stesse provincie lombarde e dalla Lombardia e altre zone del Nord verso il centro e sud Italia, avremmo già oggi davanti probabilmente meno settimane di chiusura e una possibilità maggiore di riprendere qualche attività economica in tempi più rapidi, così come è stato fatto in Cina.

Infine, è giusto rendere omaggio al carattere forte e dignitoso della popolazione lombarda, forse anche per questo tipo di atteggiamento dedito al lavoro e al “cavarsela con le proprie forze” a volte si tende a non chiedere e a non urlare un dolore profondo, lancinante, quando invece si sarebbe in pieno diritto di farlo, se non anche in dovere, proprio per svegliare una politica, nazionale e locale, che fino all’altroieri si è concentrata su se stessa e sulle proprie polemicucce da cortile, tra pseudosovranisti e europeisti da operetta; e come in un contrappasso dantesco, arrivano aiuti medici e di supporto da paesi socialisti come Cina e Cuba (oggi la notizia dell’arrivo in Regione di una cinquantina di medici Cubani, formati già nel lavoro contro l’epidemia di Ebola in Africa – che andranno a dare servizio nell’ospedale di Crema), ovvero da paesi considerati marginali, spesso derisi, visti e valutati in maniera ostile da tutto l’arco politico di destra e “sinistra”.

bergamo alta

Nella nostra terra, ferita, da Brescia a Milano, da Bergamo a Cremona, a Lodi, da Varese a Mantova, non c’è una persona che non abbia almeno un conoscente che si è ammalato, o che sia risultato positivo (nel migliore dei casi) fino ad arrivare nelle zone degli epicentri dove ognuno conosce almeno un ammalato grave o un deceduto. Al dolore silenzioso della Lombardia dobbiamo dare voce, in qualche modo, così come dovremmo dare una prospettiva, concreta, reale, che porti ad affrontare le vere questioni, dalla Sanità pubblica alla tutela del lavoro e dell’ambiente, fino ad oggi considerate sacrificabili e poco rilevanti spesso anche da molti lombardi, purtroppo.

Giungerà il momento, dopo il dolore e il lutto, dove l’orgoglio e la caparbietà di questa terra e della sua gente si libererà dall’inganno dell’odio e del consumismo, per tornare ad essere solidale e popolare, perché la ricca Lombardia possa divenire equa e quindi ancora più “ricca” , in una nuova armonia con questo mondo in impetuoso cambiamento.