Commemorazione del partigiano Mauro Venegoni

Questa mattina, domenica 29 ottobre 2017, una delegazione del PCI della federazione di Varese ha partecipato alla commemorazione del Partigiano Mauro Venegoni trucidato dalle camice nere il 31 ottobre 1944.

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Mauro Venegoni

Nato a Legnano (Milano) il 4 ottobre 1903, trucidato dalle camicie nere a Busto Arsizio (Varese) il 31 ottobre 1944, operaio, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Di famiglia operaia, entra in fabbrica come apprendista a 12 anni. Nel 1917, ad appena 15 anni, aderisce con il fratello Carlo, di un anno più grande, alla gioventù socialista e nel ’21 è tra i fondatori del PCdI. In prima fila nella lotta antifascista, è ripetutamente e ferocemente perseguitato dai fascisti che lo sottopongono a ripetuti, violenti pestaggi.
Nel 1923 si trasferisce a Milano e lavora alla Caproni. Nel 1924 ha lunghe frequentazioni con Antonio Gramsci, e scrive diverse “Corrispondenze operaie” per l’Unità.Membro del Comitato sindacale nazionale comunista, è più volte fermato e arrestato dalle forze di polizia; alla fine del 1926 i Carabinieri di Legnano lo propongono per il confino, ma la richiesta cade perché nel 1927 è incarcerato con il fratello minore Pierino e con altri comunisti legnanesi. Dopo 15 mesi di detenzione preventiva è deferito al Tribunale Speciale, dove è assolto per insufficienza di prove per merito del fratello Carlo che si è assunto ogni responsabilità nell’organizzazione comunista del suo paese.
Nel 1929 espatria a Parigi, dove lavora come operaio alla Citro«n. Nel 1930 viene inviato dal Centro comunista di Parigi alla scuola leninista di Mosca. Ritornato anticipatamente in Francia, è inviato diverse volte in missione in Italia.
Nel maggio 1932 viene arrestato a Villa San Giovanni, dove cercava di riorganizzare la CGIL, e condannato dal Tribunale Speciale a cinque anni di reclusione, che sconta quasi interamente a Civitavecchia.
L’11 giugno 1940 (il giorno successivo all’entrata in guerra dell’Italia) è arrestato e internato nel campo di concentramento fascista di Istonio Marina (l’attuale Vasto, in provincia di Chieti), dove è costretto a una vita di privazioni. A Istonio organizza subito un comitato clandestino di resistenza. Scoperto, è trasferito in punizione alle Tremiti. Liberato dal campo di concentramento delle Tremiti solo alla fine di agosto 1943, si impegna immediatamente insieme ai fratelli Carlo, Pierino e Guido nelle lotte operaie nell’Alto Milanese e dopo 1’8 settembre organizza e dirige il movimento sappista prima nella Valle Olona e poi nel Vimercatese conquistandosi un enorme prestigio popolare.
Catturato casualmente dai fascisti a Busto Arsizio, viene selvaggiamente torturato e infine assassinato il 31 ottobre 1944. Il suo corpo è gettato in un campo a Cassano Magnano (Varese) – dove oggi sorge un cippo commemorativo – e quindi sepolto in tutta fretta dalle autorità fasciste. La salma è riesumata nell’ottobre 1945 e portato tra due immense ali di folla al cimitero di Legnano, per essere sepolto nel campo dei caduti partigiani.
Nel dopoguerra a Mauro Venegoni è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria con questa motivazione: “Ardente patriota, era tra i primi a costituire le formazioni partigiane nella sua zona partecipando con esse per oltre un anno a numerosi combattimenti, sempre distinguendosi per capacità e coraggio. Catturato veniva sottoposto alle più atroci torture, ma nulla rivelava che potesse tradire i commilitoni e la Resistenza. La sua indomabile fede non veniva scossa nemmeno allorché il nemico ne straziava barbaramente il volto ed il corpo, accecandolo prima e poi uccidendolo. Luminoso esempio di sublime sacrificio e di ardente amor di Patria”.

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Contro i fascisti non basta una sfilata….

da https://pcifederazionevarese.wordpress.com/2016/09/28/contro-i-fascisti-non-basta-una-sfilata/

partigiani-pciAncora una volta Forza Nuova, nella migliore tradizione fascista ha innalzato la bandiera dell’intolleranza xenofoba.
Da tempo la destra fasciostoide si è data alla conquista delle città varesine, la sua cultura carica di violenza e di radicale razzismo ha fatto breccia in territori che in passato sono stati sacri per la lotta resistenziale.
Ora il salto di qualità, appoggiato dalle amministrazioni leghiste – centrodestra, la conquista di un’aperta visibilità politica sulla pelle di coloro che sono vittime dirette e indirette di tante guerre asimmetriche e non volute dall’imperialismo statunitense.
Per questo i proclami deliranti di questa destra fascista, xenofoba e razzista non devono imperversare senza colpo ferire nella coscienza collettiva, nel corpo democratico delle città varesine, e ora è tempo che la battaglia per la democrazia, per la tolleranza, perchè la libertà dei cittadini torni ad essere il filo conduttore di qualsiasi organismo politico, sociale e culturale che opera sul territorio. Questo invito è al contempo rivolto anche agli organismi statali preposti all’intervento a fronte di manifestazioni che hanno le stigmate dell’oltranzismo para-fascista.
Il Partito Comunista di Varese, da sempre si muove in questa direzione, nella direzione dell’affermazione dei valori costituzionalmente sanciti ed ancora una volta, lancia l’idea di un fronte unico. Esso deve essere volto dalle forze democratiche contro le destre fasciste e populiste e contro le subdole offensive volte a demolire l’attuale assetto Costituzionale della Costituzione nata dalla Resistenza.

Per questo invitiamo i compagni ad una presenza attenta sul territorio e ad una mobilitazione atta a bloccare sul nascere presenze politiche fasciostoidi, dove queste si dovessero presentare.

Partito Comunista Italiano

Federazione di Varese

I COMUNISTI: gli artefici della sconfitta della barbarie nazista

Di seguito pubblichiamo il comunicato stampa dei comunisti gallaratesi a proposito dell’articolo apparso sulla Prealpina del 25 gennaio.

 

Ai Direttore del quotidiano “La Prealpina”
Varese

Dopo aver letto il resoconto della cerimonia della Giornata della Memoria pubblicata lunedì 25 gennaio a pag.15 nella cronaca di Busto Arsizio – Gallarate, non possiamo esimerci dall’esprimere la nostra indignazione per come il suo corrispondente ha sintetizzato e valutato le responsabilità dell’olocausto. Egli infatti ha scritto: “E, parlando di bandiere,spicca nel corteo quella del Partito comunista, le cui responsabilità sull’olocausto durante la seconda guerra mondiale non sono secondarie a quelle dei regimi nazifascisti”.
E’ una valutazione assolutamente gratuita, non sappiano se frutto di malafede o di ignoranza, che si configura comunque come un vero e proprio falso storico.

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