Proposte Adoc per la CGIL

adoc cgil 2019

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Solidarietà al Venezuela Bolivariano

 

Assistiamo attoniti all’ennesimo tentativo di colpo di Stato contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela. Non è la prima volta purtroppo – ricordiamo il tentativo del 2002 – ma la scelta di Trump di riconoscere come Presidente ad interim un suo fantoccio è assolutamente irresponsabile. A ruota ovviamente le destre latinoamericane, capitanate dal Brasile di Bolsonaro e dalla Colombia di Duque, si affrettano a dare sostegno al loro alleato preferito. Dopo l’ennesima vittoria di Maduro oggi, Chavez prima, alle elezioni democratiche (al voto due terzi degli aventi diritto) dello scorso 20 maggio, è stato un susseguirsi di attacchi, senza dimenticare le sanzioni applicate contro il Paese, anche dall’ipocrita Unione Europea. Coloro che in realtà vogliono il petrolio e le risorse del Venezuela, oggi si assumono la responsabilità di provare a scatenare una vera guerra civile, secondo un copione già visto nel Cile di Allende.
Noi, forze politiche comuniste, progressiste di sinistra e realtà associative, riconosciamo l’esperienza democratica e rivoluzionaria che, negli ultimi 20 anni, ha realizzato storici e importanti cambiamenti, che hanno avuto ricadute nell’intero continente latinoamericano, e per questo costantemente sotto attacco da parte delle destre e delle oligarchie nazionali e internazionali, in particolare statunitensi.
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e appoggio al popolo venezuelano e al Presidente Nicolas Maduro, e agiremo in tutte le istanze possibili per difendere il diritto del popolo venezuelano a scegliere la propria strada. Giù le mani dal Venezuela!

Associazione Italia Cuba Milano
Partito della Rifondazione Comunista – Milano
Partito Comunista Italiano – Milano
Centro Culturale Concetto Marchesi

Un secolo fa l’assassinio di Rosa Luxemburg

Poiché parlava fluentemente il russo potè  sempre seguire,  sin dagli esordi, il dibattito nel movimento rivoluzionario russo pur militando, dopo aver lasciato la natia Polonia, nella socialdemocrazia tedesca. Ma fu proprio in URSS che la sua opera fu censurata, mutilata, distorta e, con lo stalinismo, dimenticata.  Fu dimenticato, fin da Lenin, soprattutto il contributo di Rosa Luxemburg all’evoluzione del movimento delle donne da suffragista a femminista, come ricordò RayaDunayevskaya, autrice di una insuperata monografia sulla sua figura.

Il 15 gennaio 2019, al rifluire dell’insurrezione spartachista,  a Berlino veniva assassinata Rosa Luxemburg, insieme a Karl Liebknecht, dai Freikorps, i gruppi paramilitari agli ordini del governo socialdemocratico di Gustav Noske. Marxista libertaria ,femminsita, internazionalista e consiliarista,  è stata una delle figure più nobili del movimento operaio internazionale. Lo stesso Lenin la definì un’aquila, pur elencando gli errori che, dal suo punto di vista,Luxemburg aveva commesso contestandolo, contestandone soprattutto il centralismo.Fu invece  apprezzata da Gramsci –teorico del consiliarismo – per l’idea dell’imperialismo come espressione del capitale finanziario, per il modo in cui impostava il rapporto tra lotta politica, partito e sindacati e per la tesi della rivoluzione comunista come opera delle masse e non di un segretario di partito, pur essendo fondamentale la guida di un partito.

Fu merito di Lelio Basso nel 1967 riportarla all’attenzione della sinistra italiana, mettendo in luce l’originalità di saggi e lettere che, nel vero solco tracciato da Marx, coniugavano socialismo e libertà individuale. Cito in proposito due brani  tratti dall’introduzione a “Rosa Luxemburg, Scritti politici, a cura di Lelio Basso” : “Il problema centrale di Rosa Luxemburg, il problema intorno a cui ruota tutta la sua opera teorica e anche tutta la sua azione pratica, è il problema della rivoluzione socialista: ”Perché e come arriveremo noi in generale alla meta finale dei nostri sforzi?”. E ancora: “ L’opera della Luxemburg consiste…proprio nello sforzo di calare  il metodo dialettico di Marx nel vivo della lotta di classe , di farne non solo un metodo per l’interpretazione della storia e l’analisi della società presente, ma un metodo applicato altresì per fare la storia, cioè applicato all’azione di grandi masse e alla costruzionecosciente del futuro”.

A conclusione di questo breve ricordo cito dal discorso che Luxemburg tenne il 31 dicembre 1918 al congresso di fondazione del Kpd, il Partito comunista tedesco: “noi oggi viviamo nel più preciso significato della parola verità che appunto Marx ed Engels per la prima volta hanno enunciato come base scientifica del socialismo in quel documento grandioso che è il “Manifesto comunista”: il socialismo diventerà una necessità storica”.

Mai come ora – in questo 2019 su cui gravano le conseguenze della grande crisi economica strutturale iniziata nel 2007/2008 con l’aumento delle disuguaglianze e la povertà crescente, dell’abbattimento dei diritti del lavoro reso possibile anche dalla fine dell’esperienza sovietica, dei cambiamenti climatici e della distruzione sistematica di territorio, ambiente e salute causati dal modo di produrre capitalistico – il socialismo è una necessità storica, in primo luogo per la permanenza della vita sul nostro pianeta.

Forse anche noi, comunisti e comuniste del nuovo millennio, dovremmo rileggere Rosa Luxemburg. Intanto, PERCHE’ NON DEDICARLE LA TESSERA PCI DEL 2019?

15 gennaio 2019 

Maria Carla Baroni

Il profitto uccide!

10 gennaio 2019

Vi sembra una cosa normale?

C’è una notizia di ieri, 9 gennaio 2019, che dovrebbe avere maggiore risalto. È una notizia come tante di un incidente stradale. Come ce ne sono tanti. Un’automobile è uscita di strada e il conducente è morto. Stava tornando a casa dal lavoro.

Si penserà “è una tragedia, certo, ma doveva prestare più attenzione, sono cose che succedono” e si passa ad altra notizia. Quella è una notizia come tante altre. Ma si provi a leggerla con un minimo di attenzione e, magari, si tenti di ragionare su quello che si nasconde dietro a questa notizia apparentemente uguale a tante altre che raccontano di una morte per incidente lungo una strada.

Ragioniamo. Perché non è una cosa normale che Carlo Di Sarno di 47 anni, il lavoratore deceduto nell’impatto della sua automobile contro un albero, stava tornando a casa dopo aver lavorato 12 ore. Sì, non è un errore, 12 ore di seguito nello stabilimento Arcelor Mittal (ex Ilva) di Taranto. Quella stessa acciaieria nella quale è “abitudine” fare straordinari (evidentemente tanti) e si sono lasciati a casa più di 1500 lavoratori considerati “esuberi”, inutili.

Domandiamoci quale logica ci sia in tutto questo.

Si dirà che è “così va il mondo”, che bisogna contenere i costi e che lo straordinario conviene perché costa meno che assumere altri lavoratori. Si obietterà che Carlo Di Sarno lavorava per un ditta subbalpaltatrice, che, quindi, la Arcelor Mittal (ex Ilva) c’entra poco. Oppure che, magari, lavorava così a lungo per guadagnare qualcosa in più, per “arrotondare”. Questo è il “sentire comune” in una società sempre più indifferente e individualista.

Ma proprio questo è il punto.

Le condizioni di isolamento e frammentazione che vivono i lavoratori e i bassi salari fanno si che si accetti qualsiasi cosa: orari e turni spaventosi, poca sicurezza, cancellazione di diritti (anche di quelli più elementari). Perché lavorare 12 ore, quale che sia l’attività e in particolare quando questa è faticosa di per sé, comporta necessariamente mancanza di attenzione, maggiore stanchezza, alienazione. E un colpo di sonno è sempre in agguato.

Proviamo a ragionare.

Non sarebbe meglio non avere bisogno di lavorare di più per avere un salario decente? E non sarebbe meglio che tutti potessero lavorare meno ore? Certo, lavorare meno a parità di salario e lavorare tutti significherebbe minore profitto per “lorpadroni”. E allora? Non si otterrebbe forse, una società più giusta e umana?

Giorgio Langella
Segretario regionale Veneto del PCI

Dalla Fornero alle “pensioni d’oro” (1500 euro lordi)

presidio dei pensionati, davanti alla prefettura di Varese, NOI Comunisti ci siamo!!!

Avevano promesso abolizione della Fornero e quota 100, la Fornero resta in vigore, quota 100 vale solo da 62 anni in su e se non si hanno i 43 anni di lavoro previsti dalla Fornero ci sarà una penalizzazione sulla pensione. È un miglioramento rispetto a prima, ma di piccola entità, chi ha cominciato a lavorare prima dei 20 anni ci andrà ancora secondo la Fornero e chi ha uno stipendio medio basso o famigliari a carico, dovrà continuare a lavorare per non avere una pensione ridotta.

La legge Fornero sulle pensioni è sbagliata, dannosa per i lavoratori e il Paese.

Essa ha provocato e sta provocando disastri sulle condizioni di vita della classe lavoratrice; sui giovani che, anche per questo motivo, non entrano nel mondo del lavoro; sulla produttività delle imprese che sono bloccate nella possibilità di attuare il dovuto ricambio generazionale.

Il JOBS ACT dovevano abolirlo e ripristinare l’articolo 18, hanno fatto qualche miglioramento, ma resta in vigore e senza il suddetto – vitale- articolo. Il blocco dei pensionamenti ha portato la disoccupazione giovanile al 35% e se rimane la Fornero questa situazione peggiorerà nei prossimi anni.

Non si può dare soldi a tutti, ai ricchi ed ai poveri, alle imprese ed ai lavoratori, ai pensionati e alle banche per ottenere i voti, come faceva la DC, il debito pubblico è stato creato con le politiche clientelari e poi dagli anni ‘80 con le politiche di austerità, che colpivano i lavoratori, i giovani, i pensionati, lo Stato Sociale, impoverendo il paese ed arricchendo pochi privilegiati.

Il nostro paese è progredito quando i lavoratori hanno conquistato diritti, migliorato il livello di vita, conquistato un lavoro sicuro ed una pensione dignitosa, quando i giovani potevano studiare e farsi una loro vita e la disoccupazione era bassa, quando c’era un forte Partito Comunista che rappresentava veramente tutto il popolo e dei sindacati che lottavano per i lavoratori, per i giovani, per le donne e per i pensionati.

La politica del fare pagare i costi della crisi ai pensionati e ai lavoratori, senza mai intervenire sulle grandi ricchezze e i possessori di grandi rendite finanziarie, non risolve le cause della crisi e genera gravi ingiustizie.

Pare che i sindacati che hanno accettato supinamente la logica della riforma Fornero, quando la già poco accettabile riforma Dini andava migliorata,  sindacati che hanno accettato che il debito pubblico passasse attraverso la cosiddetta riforma del sistema pensionistico e non con un gettito fiscale che andasse a toccare le grandi ricchezze che vengono quotidiane mente transate in borsa, abbiano finalmente riassunto il loro ruolo.

A Varese, i Comunisti sono scesi in piazza con i sindacati perché la legge approvata non tiene conto del sistema di rivalutazione delle pensioni sottoscritto nel 2016 e nel 2017, che le avrebbe aumentate tutte dell’1,1% sulla base della crescita del costo della vita. Una rivalutazione che, con la legge appena passata, non spetterebbe  a tutti i pensionati (vengono infatti esclusi coloro che percepiscono oltre i 1500 euro lordi, poco più di 1200 netti).

presidio dei pensionati, davanti alla prefettura di Varese, NOI Comunisti ci siamo!!!

Ciò a dimostrazione che non è cambiato nulla dei precedenti governi.

Ci sembra dunque palese che le soluzioni debbano essere altre:

  • salvaguardia del potere d’acquisto delle pensioni e limiti alle pensioni d’oro;
  • flessibilità in uscita;
  • ripristino dei vecchi requisiti, 65 anni per gli uomini, 60 per le donne e i 40 anni di contributi per l’accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità in particolare per coloro che hanno iniziato a lavorare in età precoce e per i lavori usuranti;
  • superamento delle attuali sostanziali sperequazioni per le donne;
  • garanzia di una pensione dignitosa per i giovani, i precari e i migranti;
  • superamento dell’attuale giungla dei fondi integrativi.

Le risorse vanno ricercate nei grandi patrimoni finanziari e immobiliari e in una effettiva tassazione progressiva dei redditi come prevede l’articolo 53 della Costituzione e in una contribuzione omogenea per tutti i fondi pensionistici.

Le confederazioni sindacali devono aprire una vertenza reale con il Governo sostenuta da una duratura mobilitazione generale.

In sei mesi di Governo giallo-verde ogni promessa elettorale, ogni slogan, lo stesso Contratto stipulato tra Lega e M5S, sono tutti spariti nelle profondità del web e nelle segrete stanze di Bruxelles. L’inganno è oramai sotto gli occhi di tutti. È ora di chiamare questo esecutivo con il suo vero nome: Governo del Tradimento.

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